La mazzata finale!

In questo inverno di miseria e di lotta per la sopravvivenza, l’unica nota positiva era stata la qualità, la quantità e il giusto valore delle nostre olive. Nonostante il fattore Xylella i nostri agricoltori hanno spuntato anche 50 euro a quintale. Una vera boccata d’ossigeno.

Il potere radical-chic tutto intento a difendere i diritti delle minoranze col portafoglio gonfio sa benissimo che la colpa è sempre dei terroni e pertanto ha pensato bene di aiutare la primavera araba (finanziata dalla CIA) inondandoci di olio tunisino.

Comunicato stampa dell’On. Ciracì.

Nonostante le proteste degli operatori del mondo agricolo italiano e in particolare degli olivicoltori, nonostante le numerose pressioni e azioni di sensibilizzazione che i parlamentari di quasi ogni schieramento politico hanno profuso negli ultimi 40 giorni sia nel Parlamento europeo che in quello nazionale, da oggi è ufficialmente operativo l’accordo che consente l’ingresso in U.E.  di olio di olivo tunisino a dazio doganale pari a “zero”. Il Governo Renzi e in particolare il Ministro delle Politiche Agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, hanno dimostrato di non essere in grado di tutelare gli interessi del proprio Paese, considerato che l’olivicoltura italiana rappresenta uno dei settori fondamentali del “Made in Italy”. Tutto ciò rappresenta una sconfitta della politica gestita in modo approssimativo e senza capacità alcuna di coordinamento con le rappresentanze presenti a Bruxelles, giacché che la brillante idea di permettere l’ingresso di olio tunisino senza pagare alcun dazio sul territorio comunitario, è stata partorita dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera della U.E., On. Federica Mogherini.

Evidentemente per l’On. Mogherini non era sufficiente che le importazioni di olio proveniente da Tunisi nel solo anno 2015 avessero raggiunto il dato record del 481%, ossia 90.000 tonnellate, ma bisognava soffocare il comparto olivicolo italiano con ulteriori 35.000 tonnellate per il 2016 ed altre 35.000 per il 2017. Il tutto senza pagare dazio, un dazio che purtroppo pagheranno invece gli agricoltori italiani.A questo punto è giunto il momento di essere seri e risoluti e quindi di agire in modo concreto con l’obbligo di inserire nelle etichette l’origine del prodotto base, cioè l’olivo, e non solo il luogo di lavorazione e confezionamento dell’olio: solo in questo modo riusciremo a proteggere i sacrosanti interessi degli agricoltori italiani, la tracciabilità alimentare effettiva necessaria a tutelare il consumatore e le nostre identità culturali, perché da oggi i rischi di frodi alimentari nel settore aumenteranno in modo esponenziale.

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