La Storia siamo noi…

A proposito d’illuminazione. Stessero almeno zitti i finto-moralisti e i blogghettisti.

… la cronaca sono loro!

Lo storico Michele Ciracì ci offre un suo contributo sul ritrovamento di via Ospedale Vecchio.Ciracì Michele

Negli ultimi 20 anni ho scritto alcuni articoli sul Ceglie Plurale o altre riviste riguardante la Chiesa Di San Giovanni. Un importante e dimenticato monumento cegliese che ha la copertura dell’Abside conserva ancora le cinquecentesche chianchette che bisognerebbe salvare e conservare. Ho richiamato più volte le autorità competenti sulla sua salvaguardia e un più puntuale controllo. Nel frattempo si è fatto scempio di questa importante testimonianza religosa della città.

I locali oggi abitati, negli anni ’50 e ‘6o del secolo scorso, quando era adibita a biblioteca popolare diretta dal maestro Cosimo Epicoco, conseravavano frammenti degli antichi affreschi che ornavano la chiesa e sulla volta scolpito lo stemma della famiglia Sanseverina  (come si firma Aurelia) che promosse l’arrivo dell’Ordine Domenicano e la costruzione della Chiesa.
Anni fa  durante i lavori di scavo davanti gli uffici sanitari vennero alla luce numerosissimi resti umani (prima della costruzione del Cimitero si seppelliva nelle chiese) che, legati in sacchi della spazzatura furono potati al cimitero senza approntare uno studio sui resti.
Invitai la Civica Amministrazione dell’epoca a far svolgere sul sito un sistematico scavo alla presenza di un funzionario della Soprintendenza  competente. Inascoltato!

Uno stralcio di un lavoro più completo sull’argomento apparirà sul sito CEGLIESTORIA che a giorni metterò a disposizione di tutti. Per quanto rigurada il reperto venuto alla luce, azzardando qualche ipotesi, potrebbe essere una parte della preesistente strada, posta sicuramente a d un livello inferiore a quella di oggi, ma anche la parte esterna della muratura o fondamenta delle antica chiesa. Prima di azzardare qualsiasi conclusione e certezza, serve uno studio più approfondito.
Allego uno stralcio della Platea del 1747. Un documento a firma di Aurelis Sanserina rigurdante la costruzione della chiesa. A buone nove. Saluti Michele.

“Questo venerabile monistero, sotto il titolo di San Giovanni Evangelista dell’Ospedale dell’Ordine de Predicatori in questa Terra di Ceglie nella Provincia d’Otranto,, fu fondato dell’illustrissima signora donna Aurelia Snseverino, utile signora, e padrona antica di questa Terra, la quale fin dal 1534 con suo padre don Giovanni Sanseverino, chiamò la nostra religione in questa Terra, e ne fecero istanza in Roma, ed il Provinciale Generale di quel tempo, Padre Maestro Fra Serafino Bellandono, vicario anche generale del Padre Reverendissimo, accettò detto Convento, e alli 27 di settembre dello stesso anno istituì vicario del Convento da farsi,il Padre Fra Ambrosio de Parisius di Brindisi a chi commise la cura della fabbrica, e a Fra Tommaso de Parisius, fratello di detto Fra Ambrosio, come si vede dalla Bolla signata lettera H.

Detta donna Aurelia Sanseverino morto suo padre D. Giovanni donò due cappelle, una della Natività della Madonna, e l’altra di San Giovanni Evangelista dello Spedale, colle sue rendite, che eraano de jure patronatus della Casa Sanseverino al Padre Fra Ambrosio vicario, queste rendite erano alcuni censi minuti enfituetici sopra case in questa Terra, e la masseria chiamata di San Giovanni dandogli la facoltà di serrare tomola quindici di terre demaniali collo obbligo di una messa la settimana per l’anima sua, e de suoi. se tutto per notaro D. Lorenzo Petrarola della città di Ostuni. Se ne conferma copia segnata in pergamena, lettera H. n.6. Questa donazione fu confermata dall’Arcivescovo di Brindisi ed Oria, chiamato D. Giovanni Aleander, data tal confermazione in San Pancrazio, a 12 di marzo 1544. Se ne conferma documentazione segnata littera H n. 5 Dalla facoltà data di….gli demani, si  deduce essere privilegio degli Padroni di questa Terra, qual  privilegio è stato sostenuto anche da Sacro Consiglio recentemente, come si dirà nella rubrica della masseria di San Pietro nonostante che da cittadini si fosse allegato estinto dal privilegio della Casa Sanseverino e non trasferito nella Casa Luperano, e Sisto, e fu sostenuto dal privilegio in grado appellazionis in integrazione, come diremo diffusamente a suo luogo.

Si cominciò, e fabbricò il convento nel luogo ove oggi si dice il convento vecchio,e propriamente dove è presentemente lo Spedale. Vi  stiedero li Padri moltissimi anni e considerammo il luogo scomodo pensarono trasferirlo  altrove si era cominciata una fabbrica per un Convento di donne monache, ove al presente è questo convento, e qui proseguirono a fabbricare, e ci fecero il nuovo convento, come oggi è, e entrarono li Padri ad abitarlo nel 1682. Il convento vecchio si cede all’Università, e capitolo, acciò servisse per spedale delli poveri, stante che l’Università e Capitolari non volevano si facesse questo nuovo convento, e con questa cessione si contentarono. Li Padri li concessero la chiesa colla metà del cortile con quattrro camere, due soprane, e due sottane, si riservarono l’uso della cisterna, che entro la chiesa, con farsi una apertura al muro della chiesa per l’uso di detta cisterna. Se mai vi desse luogo concesso per ospedale dei poveri, se ne facesse altro uso, la donazione è nulla. e ponno gli Padri ripigliarsi il tutto, così si dice in un conseglio fatto nel 1682.

4 pensieri su “La Storia siamo noi…”

  1. Fuori tema, ormai siamo al ridicolo…Ceglie veramente di eccellenza nelle strisce pedonali, stanno riverniciando le strisce sulla rotonda per via Martina, ultimata appena qualche mese fa. Strisce d’eccellenza da esporre alla BIT e alla EXPO di Milano, altro che il biscotto cegliese

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    1. E’ l’abside di una piccola chiesa con la sola navata e probabilmente senza transetto. L’allineamento del cordone di roccia non è perpendicolare alla facciata della ex-biblioteca sulla quale è presente uno dei tanti archi acuti della chiesa che ci è pervenuto. Pertanto difficilmente si tratta dell’appoggio del muro della navata. Quel cordone di roccia sembra delimitare uno scavo per il convogliamento dell’acqua piovana che in parte veniva raccolta in quella che appare come una cisterna.

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  2. Se l’abside è quella che tutti vediamo l’orientamento della Chiesa dovrebbe essere con essa congruente. Quindi quello che sembra un banco di roccia tagliato non dovrebbe avere alcuna attinenza con la vecchia Chiesa. Occorrerebbe perciò verificare se si tratta di un banco di roccia o di una muratura di fondazione.

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